
Il Piacere di pensare
Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale nella ricerca scientifica sta diventando sempre più interessante. E, credo, sempre più importante. Non riguarda soltanto quanto l’AI sia capace di risolvere problemi, di produrre codice, dimostrare teoremi o analizzare quantità di informazioni che un essere umano non potrebbe affrontare negli stessi tempi. Riguarda anche, e forse soprattutto, il nostro rapporto con la conoscenza. Quanto conta che un sistema di AI riesca a produrre qualcosa più velocemente di noi, se poi quel qualcosa non può essere realmente compreso, manipolato, riutilizzato e trasformato dagli esseri umani? E ancora: l’obiettivo della ricerca è semplicemente aumentare la produzione? Più articoli, più teoremi, più codice, più risultati? Oppure esiste una dimensione della conoscenza che riguarda anche il percorso attraverso il quale la costruiamo: la comprensione, l’intuizione, il confronto con gli altri, il tempo trascorso su un problema e, in senso più ampio, il fiorire dell’essere umano attraverso l’attività intellettuale? ...